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San Vito lo Capo, dodicenne aggredisce prof: l’attacco era pianificato nei dettagli e trasmesso in diretta streaming

Nuovi dettagli sull’attacco nella scuola media del trapanese: il ragazzo indossava riferimenti al massacro di Columbine. Esclusa l’ipotesi della challenge

Emergono dettagli sempre più inquietanti e strutturati sull’aggressione sventata nella scuola media di San Vito lo Capo (Trapani), dove un ragazzo di soli 12 anni ha tentato di colpire il proprio docente di Tecnologia utilizzando due coltelli. Le indagini condotte dagli inquirenti e dai magistrati della Procura per i minorenni stanno portando alla luce uno scenario che va ben oltre il raptus isolato o la bravata adolescenziale.

Il piano sui social e il mito di Columbine

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’azione era stata pianificata con lucida freddezza nei giorni precedenti e ampiamente preannunciata sulle piattaforme social attraverso post e messaggi. Il dodicenne si è presentato a scuola con il volto coperto e una precisa iconografia ideologica e celebrativa: indossava una maglietta con la scritta fascista “Me ne frego” e un casco da bicicletta su cui aveva impresso il nome della “Columbine High School”, esplicito riferimento al tragico massacro del 1999 in Colorado (USA).

L’obiettivo del giovane era la massima spettacolarizzazione del gesto: sul casco aveva infatti fissato il proprio smartphone, predisposto per trasmettere l’intera aggressione in diretta streaming su un canale Telegram.

Nessun pentimento e il boom di follower post-attacco

Durante il delicato interrogatorio protetto, avvenuto alla presenza di magistrati e psicologi, il dodicenne non avrebbe mostrato alcun segno di pentimento o ravvedimento per quanto fatto. Nel frattempo, il suo profilo social ha registrato un’impennata anomala di interazioni, visualizzazioni e nuovi follower subito dopo la diffusione della notizia.

L’analisi dei commenti sotto i suoi vecchi post ha sollevato ulteriori interrogativi: alcuni utenti accennano a presunti tentativi simili che il ragazzo avrebbe già compiuto o pianificato in passato, circostanza ora al vaglio degli inquirenti che hanno posto sotto sequestro il telefono e i dispositivi informatici del giovane.

Esclusa l’ipotesi della “challenge”: si cerca la rete di contatti

Gli investigatori hanno categoricamente escluso che il tentato attacco sia riconducibile a una semplice sfida online (le cosiddette social challenge). L’attenzione si concentra adesso sulla rete di contatti digitali del ragazzo: la Procura sta scavando nelle chat e nelle community frequentate dal dodicenne per capire se sia stato manipolato, istigato o attivamente incoraggiato da terzi a compiere l’aggressione contro l’insegnante.

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