Posted in

Scuola, gender, paritarie e carriere alias: l’intervista a Mirko De Carli (PdF)

🔵  Vai al gruppo Telegram dedicato – Clicca Qui 👈 

Intervista al segretario nazionale de Il Popolo della Famiglia su bonus paritarie, carriera alias, gender nelle scuole, ruolo delle famiglie e CCNL Scuola.


Bonus scuole paritarie e libertà di scelta educativa

D. Il Popolo della Famiglia sostiene il principio della libertà di scelta educativa. In che modo, a vostro avviso, il bonus alle scuole paritarie promosso dal Governo Meloni può convivere con un reale rafforzamento della scuola statale, evitando contrapposizioni ideologiche e garantendo equilibrio nel sistema pubblico di istruzione?

R. «Sosteniamo in modo pieno e convinto le scuole paritarie perché crediamo nel principio della libertà di scelta educativa e nel ruolo centrale della famiglia, che per noi rappresenta la cellula fondamentale della società. Nessun genitore, dotato di buon senso e responsabilità, desidera un’istruzione di bassa qualità per i propri figli. Il sostegno alle scuole paritarie non è e non deve essere letto come un attacco alla scuola statale. Al contrario, è uno strumento che rafforza il pluralismo educativo e garantisce libertà, senza contrapposizioni ideologiche. Un sistema educativo equilibrato è quello che valorizza tutte le realtà che concorrono al bene comune».

Equità sociale e disparità tra famiglie

D. Alla luce dell’aumento dei costi che gravano sulle famiglie, ritenete che il sostegno economico alle scuole paritarie rappresenti oggi uno strumento di equità sociale o un intervento da riconsiderare? Con quali criteri andrebbe eventualmente modulato e, soprattutto, come si può evitare una disparità di trattamento rispetto alle famiglie che scelgono la scuola statale?

R. «Il Popolo della Famiglia crede nella libertà di scelta educativa e ripone piena fiducia nelle famiglie. Per questo riteniamo giusto sostenere economicamente anche le scuole paritarie, che svolgono una funzione pubblica e sociale riconosciuta. L’equità non si realizza imponendo un modello unico, ma permettendo alle famiglie di scegliere in base alle proprie convinzioni educative. È fondamentale, tuttavia, che ogni intervento sia accompagnato da criteri chiari, da una visione pedagogica condivisa e dal rispetto delle regole comuni, evitando squilibri e garantendo pari dignità a tutte le scelte educative».

Carriera alias e vuoto normativo

D. Sulla carriera alias assistiamo a iniziative autonome di singole scuole o di singoli dirigenti scolastici. È accettabile, secondo voi, che su un tema così delicato manchi una cornice legislativa chiara e condivisa a livello nazionale? Quali iniziative politiche intendete promuovere su questo fronte?

R. «La nostra posizione è chiara: siamo contrari alla carriera alias. Non riteniamo necessario introdurre una cornice normativa specifica, perché è sufficiente vietare queste pratiche. Il sesso biologico resta l’unico riferimento oggettivo per l’identificazione anagrafica e per la presenza all’interno delle istituzioni scolastiche. La nostra iniziativa politica non è quella di promuovere sperimentazioni ideologiche, ma di impedire l’apertura di una frontiera culturale che consideriamo pericolosa, soprattutto quando coinvolge minori e mondo dell’educazione».

Chi decide sulle scelte educative più delicate

D. Restando nel perimetro della libertà personale, chi dovrebbe decidere in materia di carriera alias e di percorsi legati all’identità degli studenti: le singole istituzioni scolastiche, il Ministero o il Parlamento? Ritenete appropriato che tali scelte avvengano su iniziativa autonoma delle scuole? E perché, secondo voi, la politica ha finora evitato un confronto esplicito su questo tema?

R. «Le scuole non possono e non devono decidere autonomamente su temi etici e antropologici così delicati. Sono questioni che riguardano la visione dell’uomo e della società e devono essere affrontate dal legislatore. Il Popolo della Famiglia è profondamente contrario alle teorie gender e all’ideologia LGBTQIA+. Possiamo comprendere scelte individuali di adulti, pur non condividendole sul piano morale, ma è inaccettabile che queste visioni vengano proposte o normalizzate nelle scuole, soprattutto con studenti minorenni».

Gender nelle scuole

D. Il vostro simbolo riporta chiaramente il messaggio “No al gender nelle scuole”. Molti difendono queste tematiche come strumenti di educazione al rispetto, altri – come voi – come introduzione di teorie controverse. Secondo voi, lo Stato ha il dovere di fissare un perimetro chiaro su ciò che può e non può entrare nelle attività scolastiche?

R. «Ribadiamo con assoluta chiarezza che l’educazione sessuale e affettiva spetta primariamente alla famiglia. È inaccettabile che nel 2026 i genitori vengano marginalizzati o trattati con sufficienza da apparati ideologizzati. Siamo contrari alle teorie gender nelle scuole perché le riteniamo eticamente inaccettabili e perché i minori non hanno la maturità emotiva e cognitiva per affrontare temi così complessi. Un’errata interpretazione delle fasi di crescita può avere conseguenze irreversibili».

Regole nazionali e stop alla discrezionalità

D. Ritenete necessario un intervento normativo o l’adozione di linee guida nazionali più stringenti su educazione affettiva e tematiche di genere, per evitare discrezionalità tra scuole, territori e singoli dirigenti?

R. «Riteniamo indispensabile avere regole uniformi su tutto il territorio nazionale. Non può esistere una scuola diversa da città a città o da dirigente a dirigente. L’educazione affettiva deve restare competenza primaria della famiglia, che è il luogo naturale dell’amore, della cura e della responsabilità educativa».

Ruolo delle famiglie

D. Siete favorevoli a un ruolo più forte e vincolante delle famiglie nelle decisioni relative ai progetti affettivi e identitari proposti nelle scuole? Ritenete sufficiente l’attuale livello di informazione e trasparenza garantito alle famiglie?

R. «Se non sono le famiglie a decidere sull’educazione dei propri figli, chi dovrebbe farlo?Assistiamo spesso a un atteggiamento burocratico e paternalistico che considera i genitori incapaci di comprendere. In molti casi, purtroppo, le teorie gender vengono promosse direttamente dall’apparato scolastico: è grave, fazioso e profondamente sbagliato».

Dimensionamento scolastico

D. La scuola, sia sotto governi di sinistra che di destra, viene spesso trattata come un costo. Il forte processo di dimensionamento, portato avanti anche dall’attuale Governo, sta ridisegnando la mappa delle scuole italiane. Pensate che questa scelta risponda davvero a criteri educativi o, come molti sostengono, prevalentemente a esigenze di bilancio?

R. «L’istruzione non può essere trattata come una voce di costo. È miope sacrificare la scuola sull’altare del bilancio mentre si finanziano guerre e conflitti. Noi siamo per i valori cristiani, per l’istruzione e per la sanità. Crediamo che solo una scuola di qualità possa costruire una pace autentica e duratura».

CCNL Scuola e stipendi

D. È stato appena firmato il nuovo CCNL Scuola, il secondo in tre anni sotto la guida del ministro Valditara, con aumenti che la scuola non vedeva da tempo. Tuttavia, stipendi e contratti sono rimasti sostanzialmente fermi per oltre vent’anni. Cosa ritiene necessario fare, sul piano politico, per riportare la scuola italiana al passo con gli altri settori pubblici? Quali sono per voi le priorità irrinunciabili da inserire nei prossimi rinnovi contrattuali per docenti e ATA?

R. «Gli insegnanti sono un presidio fondamentale della società e dovrebbero essere tra i lavoratori meglio retribuiti del pubblico impiego. Occorre investire seriamente sulla loro dignità, sulla sicurezza e sul rispetto delle regole, che devono essere stabilite dal Parlamento e dal Governo democraticamente eletti».

La visione complessiva di scuola

D. Al di là del contratto, quale idea di scuola e di valorizzazione del lavoro educativo e amministrativo propone oggi Il Popolo della Famiglia, in un contesto segnato da carichi di lavoro crescenti, responsabilità sempre maggiori e stipendi ancora poco competitivi?

R. «L’istruzione è una questione imprescindibile per una società civile. Gli insegnanti non sono semplici esecutori, ma pilastri della comunità educante. Sono il cemento che tiene insieme scuola, famiglia e società. Il Popolo della Famiglia nasce proprio da questa visione: rimettere la famiglia al centro e costruire attorno ad essa un sistema educativo solido, umano e rispettoso della dignità di ogni persona».


Le immagini presenti su questo sito sono tutte libere da copyright o generate con tecnologia AI

Segui il nostro canale

👉WHATSAPP

Segui la nostra pagina 

👉FACEBOOK

Segui il nostro Canale 

👉TIKTOK

Segui il nostro Canale 

👉YOUTUBE

Segui il nostro Canale

👉 TELEGRAM

Per inviare notizie, comunicati, lettere aperte, video, segnalazioni varie e proposte di collaborazione scrivi a:

redazione@infoscuola24.it

Clicca qui per il regolamento