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Zero disponibilità per le superiori e in molte regioni del Sud. In Campania nessun posto per la secondaria.
Con la nota n. 4660 del 14 aprile 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha dato ufficialmente il via all’XI ciclo dei percorsi di specializzazione sul sostegno per l’anno accademico 2025/2026.
Il fabbisogno complessivo è pari a 30.241 posti, ma la distribuzione territoriale e per grado di istruzione racconta una realtà molto più complessa.
Numeri ufficiali: crescita complessiva, ma squilibri evidenti
Il quadro nazionale è il seguente:
- Infanzia: 4.809 posti
- Primaria: 21.202 posti
- Secondaria di I grado: 4.230 posti
- Secondaria di II grado: 0 posti
Il dato più critico è proprio quello della secondaria di II grado: nessun posto previsto a livello nazionale, come confermato dalla tabella ministeriale .
Focus territoriale: il Sud resta fermo, Campania a zero
Entrando nel dettaglio regionale, emergono dati che spiegano meglio la portata del problema.
In molte regioni del Sud:
- Campania: 180 posti infanzia, 670 primaria, 0 I grado, 0 II grado (totale 850)
- Calabria: 308 infanzia, 427 primaria, 0 I grado, 0 II grado (735 totali)
- Sicilia: 212 infanzia, 399 primaria, 0 I grado, 0 II grado (611 totali)
- Basilicata: 23 infanzia, 42 primaria, 0 I grado, 0 II grado (65 totali)
Il dato della Campania è emblematico: nessuna disponibilità né per la secondaria di I grado né per quella di II grado. Questo significa che, per chi vuole specializzarsi sul sostegno nella secondaria, il territorio regionale è completamente bloccato.
Situazione analoga in diverse altre aree del Mezzogiorno, dove l’offerta si concentra quasi esclusivamente su infanzia e primaria.
Nord e Centro: più posti ma comunque zero superiori
Anche nelle regioni con maggiore disponibilità complessiva, il problema resta per la secondaria di II grado:
- Lombardia: 975 infanzia, 4801 primaria, 1127 I grado, 0 II grado (6903 totali)
- Veneto: 370 infanzia, 2212 primaria, 530 I grado, 0 II grado (3112 totali)
- Emilia-Romagna: 709 infanzia, 2631 primaria, 511 I grado, 0 II grado (3851 totali)
- Toscana: 188 infanzia, 646 primaria, 263 I grado, 0 II grado (1097 totali)
Anche qui, nonostante numeri più alti, la secondaria superiore resta completamente esclusa.
Le indicazioni agli Atenei: evitare corsi senza sbocchi
Il Ministero ha chiesto esplicitamente alle Università di:
- programmare i corsi sulla base del fabbisogno reale
- evitare la formazione in assenza di prospettive occupazionali
- distribuire meglio l’offerta, con attenzione al Nord
Le proposte dovranno essere inserite tra il 23 aprile e il 7 maggio 2026 nella banca dati dedicata .
Il nodo vero: conviene ancora iscriversi?
Alla luce di questi dati, la domanda è inevitabile.
Per chi punta alla secondaria, soprattutto al Sud:
- non ci sono posti disponibili
- il TFA nella propria regione diventa inutile
- il rischio è investire tempo e denaro senza reali prospettive
In particolare per la Campania, si tratta di una situazione che di fatto blocca l’accesso alla specializzazione sul sostegno per intere categorie di aspiranti docenti.
Sempre più docenti costretti a spostarsi
Di fronte a questo scenario, le scelte si riducono:
- trasferirsi in regioni dove il fabbisogno è maggiore
- attendere cicli futuri, senza certezze
- cambiare ordine di scuola
- cercare alternative fuori dal sistema italiano
Una dinamica che negli ultimi anni sta diventando sempre più diffusa.
La strada estera: scelta obbligata per molti
Il ricorso ai percorsi esteri, spesso criticato, nasce proprio da questa situazione.
Per molti aspiranti docenti:
- rappresenta l’unica possibilità concreta di specializzazione
- consente di superare i limiti territoriali italiani
- apre però questioni sul riconoscimento del titolo e sulla qualità formativa
Non è più una scorciatoia, ma spesso una scelta necessaria.
Una programmazione che fa discutere
La linea del Ministero è chiara: evitare la formazione senza sbocchi.
Ma i dati mostrano anche altro:
- territori completamente esclusi
- interi gradi di scuola azzerati
- aspiranti docenti lasciati senza alternative nel proprio contesto
Il rischio è quello di creare un sistema sempre più sbilanciato, dove l’accesso alla professione dipende non solo dalla preparazione, ma anche dalla disponibilità geografica a spostarsi.
Nota n. 4660 del 14 aprile 2026, il Ministero dell’Università e della Ricerca
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