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Addio Carta docente, nasce la “Carta dei servizi” apertura anche agli ATA

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La Carta docente cambia: importo variabile, nuovi servizi, fondi PNRR alle scuole e possibile estensione al personale ATA.


Dalla Carta docente alla “Carta dei servizi”

L’obiettivo dichiarato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è quello di trasformare la Carta docente in una vera e propria “Carta dei servizi”, affiancandola ad altri strumenti già attivi:

  • assicurazione sanitaria per il personale scolastico;
  • assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e in itinere;
  • convenzioni e scontistiche dedicate.

Dal 2025/26 la Carta potrà essere utilizzata anche per servizi di trasporto, inclusi gli abbonamenti ai mezzi pubblici, ampliando in modo significativo le possibilità di utilizzo rispetto al passato.

Importo non più fisso: quanto vale la Carta docente

Una delle novità più rilevanti riguarda l’importo, che non sarà più stabilito in modo automatico. Dal prossimo anno scolastico il valore della Carta sarà definito annualmente, in base alla platea dei beneficiari, tramite decreto interministeriale.

Secondo le prime indicazioni ministeriali, l’importo massimo dovrebbe attestarsi intorno ai 400 euro, ma la cifra definitiva è ancora in attesa di ufficializzazione.

Restano confermate le spese tradizionalmente ammesse:

  • libri e riviste;
  • corsi di formazione;
  • master universitari;
  • percorsi di abilitazione e specializzazione.

Permane invece la limitazione sull’acquisto di hardware e software, consentito solo alla prima erogazione e successivamente dopo quattro anni.

Solo il 6% speso in formazione: il cambio di rotta

Un dato fornito dal Ministero ha pesato sulle scelte del Governo: solo il 6% della spesa complessiva della Carta docente viene utilizzato per la formazione.

Da qui la decisione di separare sempre di più i due piani:

  • da un lato la Carta, con funzione prevalentemente di welfare;
  • dall’altro la formazione, affidata a risorse dedicate e a una programmazione collegiale.

Fondi PNRR alle scuole per la formazione dei docenti

Dal 2025/26 entra in campo un secondo canale di finanziamento. Le scuole riceveranno 270 milioni di euro di fondi PNRR, destinati alla formazione del personale docente.

Le istituzioni scolastiche potranno:

  • acquistare pc, tablet e libri;
  • concedere tali strumenti ai docenti in comodato d’uso;
  • finanziare corsi di formazione inseriti nel piano annuale deliberato dal Collegio dei docenti.

In questo modo, la formazione non sarà più legata esclusivamente alla disponibilità della Carta individuale.

Chi ha diritto alla Carta docente nel 2025/26

Per l’anno scolastico 2025/26 il bonus spetta a:

  • docenti a tempo indeterminato, inclusi neoassunti e part-time;
  • docenti inidonei all’insegnamento per motivi di salute (art. 514 D.lgs. 297/1994); docenti in comando, distacco, fuori ruolo o utilizzati in altri compiti;
  • docenti in servizio nelle scuole italiane all’estero e nelle scuole militari;
  • docenti a tempo determinato fino al 31 agosto o al 30 giugno; docenti beneficiari di sentenze favorevoli;
  • personale educativo in servizio.

Carta docente 2026: apertura storica verso il personale ATA

Il 5 febbraio 2026 il Ministro Valditara ha rotto il silenzio sulla Carta docente 2026, intervenendo con un video dopo settimane di attesa. Per la prima volta, al rientro dalle vacanze natalizie, migliaia di docenti si sono trovati senza il tradizionale bonus e senza certezze sull’importo futuro.

Nel suo intervento, il Ministro ha chiarito la nuova filosofia della misura:

“Si libereranno risorse importanti sulla Carta docente che abbiamo deciso di destinare anche ad altri servizi. Da quest’anno saranno utilizzabili pure per le spese di trasporto. L’idea di fondo è distinguere i costi della formazione, che dovranno essere sempre più a carico dei fondi europei e gestiti dalle scuole, dai costi inerenti alla Carta docente, che dovrà essere sempre più una carta di welfare, estesa in prospettiva anche al personale ATA”.

Si tratta di un passaggio politicamente rilevante. Per la prima volta viene esplicitata la volontà di superare la distinzione netta tra docenti e ATA nell’accesso a strumenti di welfare, riconoscendo il ruolo centrale di tutto il personale scolastico.

Quando arriverà la Carta anche per gli ATA?

Il Ministro ha parlato di estensione “in prospettiva”. Questo significa che, allo stato attuale, non esiste ancora una data certa né una copertura normativa immediata.

L’eventuale estensione della Carta al personale ATA richiederà:

  • risorse strutturali aggiuntive;
  • un intervento normativo o contrattuale;
  • un confronto con le organizzazioni sindacali.

Tuttavia, l’apertura politica rappresenta un segnale importante, soprattutto in un contesto in cui il personale ATA chiede da anni pari dignità, strumenti di aggiornamento e misure di welfare analoghe a quelle previste per i docenti.

Un sistema di welfare scolastico in costruzione

La trasformazione della Carta docente si inserisce in una visione più ampia: costruire un welfare scolastico stabile, che comprenda tutto il personale, superando la logica del bonus una tantum.

Assicurazioni, servizi, scontistiche e, in prospettiva, una Carta estesa anche agli ATA delineano un modello nuovo, che però dovrà essere accompagnato da garanzie chiare, risorse certe e un ruolo centrale della contrattazione.


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