Sette soggetti coinvolti nell’inchiesta della Procura. Nel mirino più progetti scolastici: secondo l’accusa, incarichi e attestazioni per i familiari sarebbero stati la contropartita per l’affidamento dei servizi. Indagata anche una dirigente amministrativa
Un appalto scolastico da 1 milione e 250mila euro e, come presunta contropartita, opportunità di lavoro per la figlia della dirigente scolastica. È questo uno dei principali filoni dell’inchiesta della Procura di Taranto che ha portato alla chiusura delle indagini nei confronti di sette soggetti, cinque persone fisiche e due società. Tra gli indagati figurano una preside, la figlia e una dirigente amministrativa dell’istituto.
Secondo quanto ricostruito da la Repubblica e dalla Gazzetta del Mezzogiorno, l’indagine riguarda l’affidamento di diversi progetti scolastici. L’ipotesi degli inquirenti è che la dirigente, nella sua funzione all’interno della procedura di gara, avrebbe favorito l’aggiudicazione di un progetto destinato al contrasto del disagio sociale e ambientale e della dispersione scolastica a una società riconducibile all’imprenditore coinvolto nell’inchiesta.
Il contratto alla figlia e i 45mila euro
La presunta utilità ricevuta dalla dirigente sarebbe consistita nelle opportunità professionali offerte alla figlia. Quest’ultima avrebbe sottoscritto un contratto con imprese riconducibili all’imprenditore, percependo oltre 45mila euro tra novembre 2020 e luglio 2021. Anche la figlia figura tra gli indagati.
L’inchiesta, tuttavia, non si ferma all’appalto da oltre un milione di euro.
Un secondo episodio riguarda il servizio “Azioni di sostegno per la scuola primaria”, del valore di circa 90mila euro, assegnato a una fondazione della quale lo stesso imprenditore sarebbe stato direttore scientifico e amministratore di fatto. Secondo l’ipotesi accusatoria, in questo caso la dirigente avrebbe ottenuto per la figlia certificazioni o attestazioni relative alla partecipazione a corsi di aggiornamento e convegni che gli investigatori ritengono non genuine.
Nel mirino anche un terzo progetto
Dagli approfondimenti emerge anche un terzo affidamento, denominato “Formare e attivare”, del valore di circa 92mila euro. Anche in questo caso, secondo l’accusa, la contropartita sarebbe consistita in certificazioni e attestazioni intestate alla figlia della dirigente. Nei suoi confronti vengono inoltre riferite ipotesi di falso e truffa.
La posizione della dirigente amministrativa della scuola riguarda invece, secondo quanto riportato dalle testate che hanno seguito l’indagine, incarichi lavorativi ottenuti dal marito e dalla figlia per circa 26mila euro.
Indagine chiusa, ma nessuna condanna
È importante sottolineare che l’inchiesta si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. La Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini: ciò non equivale né a un rinvio a giudizio né, tantomeno, a una dichiarazione di responsabilità.
L’articolo 415-bis del Codice di procedura penale prevede infatti che, dopo la notifica dell’avviso, gli indagati possano accedere agli atti e esercitare le proprie facoltà difensive, compresa la presentazione di memorie e la richiesta di essere interrogati. Solo successivamente il pubblico ministero valuterà le determinazioni da assumere, tra richiesta di archiviazione ed esercizio dell’azione penale.
La vicenda riporta comunque al centro dell’attenzione il tema della trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche destinate alle scuole, soprattutto quando si tratta di finanziamenti consistenti finalizzati a contrastare dispersione, fragilità sociali e difficoltà educative.
Resta naturalmente fermo, per tutte le persone coinvolte, il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
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