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Carta del Docente, 500 euro anche con sole 2 ore a settimana: la sentenza che apre un nuovo fronte per i precari

Il Tribunale di Varese riconosce l’intero bonus a un insegnante con supplenza al 30 giugno su uno spezzone minimo. Ma sulla misura della Carta nei part-time ridotti è intervenuta anche la Cassazione, rimettendo la questione alla Corte UE

Bastano due ore di insegnamento alla settimana per ottenere l’intera Carta del Docente da 500 euro? Per il Tribunale di Varese la risposta è sì, almeno nel caso esaminato con la sentenza n. 175/2026.

Il giudice ha riconosciuto a un docente precario i 500 euro relativi all’anno scolastico 2023/2024, oltre agli interessi, nonostante l’insegnante avesse prestato servizio con uno spezzone di appena due ore settimanali.

Una pronuncia particolarmente interessante perché interviene su un aspetto destinato a produrre nuovo contenzioso: non soltanto il diritto dei precari alla Carta, ormai sostenuto da una consolidata giurisprudenza, ma anche la possibilità di ottenere l’importo pieno in presenza di un orario di lavoro estremamente ridotto.

Supplenza al 30 giugno, ma soltanto per due ore

Il docente aveva lavorato in una scuola statale dal 22 novembre 2023 al 30 giugno 2024, con un contratto a tempo determinato per conversazione in lingua francese.

L’incarico, quindi, arrivava fino al termine delle attività didattiche ma prevedeva appena due ore di servizio settimanali.

Per quell’anno scolastico l’insegnante non aveva ricevuto la Carta del Docente. Dopo una diffida rimasta senza esito, si è rivolto al giudice del lavoro chiedendo il riconoscimento dei 500 euro destinati alla formazione e all’aggiornamento professionale.

Il Tribunale ha accolto il ricorso.

Perché il giudice ha riconosciuto tutti i 500 euro

Alla base della decisione c’è il principio secondo cui la natura a tempo determinato del rapporto non può, da sola, determinare un trattamento meno favorevole rispetto ai docenti di ruolo quando le prestazioni sono comparabili.

Sul diritto alla Carta dei precari si sono già espresse la Corte di Giustizia dell’Unione europea e la Cassazione. In particolare, la Suprema Corte, con la sentenza n. 29961/2023, ha riconosciuto il beneficio ai docenti non di ruolo con incarichi annuali fino al 31 agosto e con supplenze fino al 30 giugno, senza che sia necessaria una preventiva domanda rivolta al Ministero.

Il caso di Varese compie però un passo ulteriore: al docente è stato riconosciuto l’intero importo di 500 euro nonostante le sole due ore settimanali di insegnamento.

Attenzione: sui micro-spezzoni la questione non è ancora definitivamente chiusa

La decisione assume ancora più rilievo alla luce di un recente intervento della Cassazione.

Con l’ordinanza interlocutoria n. 24317 del 31 luglio 2026, la Suprema Corte ha infatti rimesso alla Corte di Giustizia UE proprio la questione riguardante i docenti a tempo determinato con un part-time inferiore al 50% dell’orario settimanale.

I giudici chiedono, tra l’altro, se a questi lavoratori la Carta debba essere attribuita nello stesso importo previsto per chi lavora a tempo pieno oppure secondo un criterio proporzionale all’orario svolto.

La sentenza di Varese costituisce quindi un precedente molto favorevole per i lavoratori, ma non significa ancora che il diritto a 500 euro integrali per qualsiasi spezzone minimo possa considerarsi definitivamente acquisito in ogni situazione.

Carta elettronica e 700 euro di spese legali

Nel caso concreto il docente risultava ancora inserito nelle graduatorie provinciali per le supplenze nell’anno scolastico 2025/2026. Il Tribunale ha quindi disposto l’attribuzione della Carta elettronica, anziché riconoscere il valore corrispondente come semplice risarcimento.

Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento di 700 euro di spese legali, oltre agli accessori previsti.

La sentenza n. 175/2026 aggiunge così un nuovo tassello al lungo contenzioso sulla Carta del Docente: dopo il riconoscimento del diritto ai precari con supplenza al 30 giugno, il confronto giudiziario si sposta ora anche sulla quantificazione del beneficio per chi lavora con spezzoni orari molto ridotti.

 

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